Origini dello yoga e principali tipologie praticate

Quando ha avuto origine lo yoga, disciplina orientale sempre più praticata anche in Occidente? Difficile rispondere con precisione a questa domanda perché, dovendo tornare molto indietro, ci si perde nella notte dei tempi e la trasmissione orale o attraverso canti non facilita il compito. Le prime testimonianze sono antichissime e databili al 3000-2500 a.C.. Si parla infatti dello yoga nei testi sacri provenienti dal sanscrito chiamati Veda o Upanishad: testi religiosi e filosofici indiani che descrivono esperienze di stati di concentrazione e meditazione e parlano di unione spirituale tra l’essenza dell’uomo, la vita e la natura. Lo yoga (che significa unione del tutto) è stato poi ampiamente divulgato dall’Induismo e dal Buddismo ed è entrato nella cultura occidentale dagli inizi del ‘900 quando numerosi maestri yoga giunsero in Occidente.

Anche definire in modo univoco questa disciplina non è un’impresa facile. Tutte le diverse tipologie in cui si è ramificato (a volte anche impropriamente) nei secoli lo yoga mirano comunque all’unione di corpo, mente e spirito ed al raggiungimento di uno stato di pace interiore ed equilibrio che nella religione induista viene indicato con il termine “shanti”. La pratica integrale dello yoga inoltre riunisce tutte le varie tipologie in un’unica e completa filosofia di vita.

Una delle tipologie più antiche è l’Ashtanga yoga (il cui significato è “otto livelli”) che è diviso in: Karma yoga, Bhakti yoga, Jinana yoga. La pratica Ashtanga è una delle più impegnative tecnicamente in quanto comprende un numero elevato di posizioni concatenate tra loro (sempre nella stessa sequenza) e con il respiro che richiedono molto tempo per essere apprese, forza ed agilità.

Il più diffuso è l’Hatha yoga che si sviluppa intorno alle tecniche di respirazione chiamate pranayama e alle posizioni del corpo chiamate asana. È una delle tipologie più semplici e alla portata di tutti. Attraverso la corretta gestione del respiro si può arrivare lentamente ad un controllo della propria mente e ad un miglioramento delle proprie capacità psico-fisiche. Una sua derivazione è il Kundalini yoga, lo yoga della consapevolezza, che combina pranayama, cioè controllo della respirazione, posture, meditazione con la recitazione di mantra e tecniche di rilassamento allo scopo di risvegliare l’energia creatrice che risiede dentro di noi.

Lo Yoga Bikram (detto anche yoga caldo) si pratica in una stanza adeguatamente riscaldata nella quale, ad una temperatura ed umidità molto elevate, si eseguono 26 posizioni dell’Ashatanga. Oltre alla flessibilità del fisico, al rafforzamento della muscolatura e al rilassamento si ottiene anche una pulizia del corpo dalla tossine attraverso l’elevata sudorazione provocata dal calore e dall’umidità.

Il Vinyasa yoga (parola sanscrita che vuol dire flusso) si compone di sequenze di movimenti veloci, fluidi e dinamici coordinati con il respiro ed equilibrati uno con l’altro. È molto variegato, le classi sono sempre diverse e a volte accompagnate da musica e quindi è sicuramente una delle tipologie maggiormente “anti-noia e routine”.

Esiste anche il Dynamic yoga nel quale lo yoga si mescola con la danza e le tecniche di ballo e si esegue a tempo di musica. È una delle evoluzioni più nuove e recenti.
L’Iyengar yoga è infine una tipologia molto rigorosa che si focalizza sull’allineamento e sulla forma corretta del corpo ponendo una particolare enfasi sulla tenuta delle posizioni per un tempo prolungato. Per questo motivo si pratica anche con l’aiuto di sedie, corde, cinture, cuscini, coperte e mattoni.

Le tipologie in cui si è evoluto lo yoga insomma sono davvero tante e sta a noi trovare quella che più si adatta alle nostre esigenze ed inclinazioni. Voi quale avete scelto?

Origini dello yoga e principali tipologie praticate pubblicato: 2014-11-28T18:00:22+00:00 ultima modifica: 2019-11-14T20:09:55+00:00 da luca

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