Yama e Niyama, alle radici dello yoga

Potremmo affermare che lo yoga è una scienza antica e conosciuta in Occidente solo parzialmente nella sua accezione più “fisica”. Quando si parla di Yoga si potrebbe pensare immediatamente al suo aspetto più pratico, a una serie di posizioni, o asana, finalizzate al raggiungimento di un equilibrio che coinvolge sicuramente piano fisico e mentale, ma in cui il movimento fisico e l’attenzione alle varie parti del corpo possono sembrare prevalenti.

Si ricorda invece che l’espressione yoga significa “unione” o “tenere insieme”. Appunto, in questa disciplina, o, meglio, filosofia, sono comprese diverse pratiche finalizzate al raggiungimento di un equilibrio tra corpo e mente, sperimentando al contempo l’unione col divino e col mondo che ci circonda. L’universo è il luogo in cui si manifestano energie sottili, e noi, esseri umani partecipiamo a questo straordinario percorso esistenziale ricercando il nostro Sé più autentico.

Molto tempo fa, probabilmente attorno al II o al III sec. a.C., un saggio e filosofo indiano chiamato Patanjali, ha ordinato quel sapere che veniva in precedenza trasmesso oralmente all’interno di un sistema più organizzato. Le varie pratiche che si erano create nel corso degli anni finirono così per trovare spazio in una corrente filosofica più sistematica, entrando a far parte di un discorso chiamato Astanga Yoga, o le Otto braccia dello Yoga, o, ancora, Yoga Reale o Raja Yoga.

Questi otto rami o otto braccia dello yoga sono in ordine: Yama, Niyama, Asana, Pranayama, Pratyyahara, Dharana, Dhyana, Samadhi. Al primo posto di questo elenco ci sono i concetti di Yama e Niyama di cui ci occuperemo in questo articolo. Infatti, si tratta di due basi fondamentali per la ricerca dello yoga, e per il percorso del praticante, a cui seguono altri aspetti altrettanto importanti come gli asana, il lavoro sul respiro o energia vitale chiamato pranayama, e i tutti i gradini successivi.

Ma che cosa sono i cinque Yama? Sono principi etici finalizzati al controllo ed eliminazione di quegli ostacoli emotivi e di pensiero che fanno parte della vita degli esseri umani. Il termine Yama è associato a una figura mitica, il figlio di Vivasvat, il primo uomo che ha conosciuto la morte secondo le fonti, e dunque colui che accompagna il defunto al regno degli antenati. In generale, invece, i cinque Yama sono: Ahimsa, Satya, Asteya, Brahmacharya, Aparigraha.

Si tratta di astensioni, pratiche di natura morale e di controllo, o freno, da seguire al fine di migliorare la qualità dei nostri pensieri e delle nostre azioni nel mondo e a livello sociale. Queste astensioni sono fondamentali per la nostra evoluzione personale.

Ahimsa potrebbe essere tradotto con “non violenza” in un senso molto più ampio di quello che potrebbe apparire, si tratta di una sorta di inoffensività nei confronti degli altri esseri viventi. Satya corrisponde alla pratica della verità e dunque astensione dalla menzogna, di grande ostacolo per l’illuminazione. Asteya potrebbe corrispondere al concetto del non rubare. Brahmacharya significa “essere Maestri di sé stessi in Brahman”. Ciò significa che occorre praticare continenza, ovvero seguire la giusta misura nei confronti dei piaceri della vita, non solo di natura sessuale. Aparigraha significa infine “non possesso”.

Le pratiche del Niyama sono invece una forma di disciplina che potremmo definire più personale, comportamenti nei confronti di noi stessi, vere e proprie osservanze e non divieti come per gli Yama. Si tratta di Saucha, Santosha, Tapas, Swadhyaya, Ishvara Pranidhana.

Sauca equivale alla purezza di pensiero e intenzioni, e alla pulizia del corpo, e testimonia la grande attenzione che la filosofia yogica dedica all’essere umano nella sua totalità. Samtosa corrisponde all’appagamento, un sentimento particolarmente importante che ci consente di sentirci in equilibrio e armonia con la volontà universale. Tapas è la fede da mantenere viva costantemente come una fiamma, è l’amore per il Divino. Svâdhyâya è invece lo studio, la ricerca di Sé. Infine Ishvara Pranidhana corrisponde alla resa, all’abbandono al Divino.

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Per saperne di più puoi provare a partecipare alle nostre lezioni di yoga; sono aperte a tutti, neofiti, praticanti avanzati o semplici curiosi, e si tengono nella nostra sede di via Quinto Novio a Roma.

Yama e Niyama, alle radici dello yoga pubblicato: 2014-12-21T09:00:00+00:00 ultima modifica: 2019-11-14T20:10:00+00:00 da luca

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